arte.jpg (18238 byte)
LE IMMAGINI


Situata in una delle zone interne più belle dell’Abruzzo, a breve distanza dal Piano delle Cinquemiglia, apprezzata soprattutto per le sue caratteristiche climatiche e le valenze turistiche, Rocca Pia offre ad un visitatore attento spunti assai diversi. Oltre alle innegabili bellezze naturali, offerte da un ambiente generoso e rispettato, le tipiche strutture urbanistiche e gli edifici storici ci mostrano chiare testimonianze del suo passato. Il paese ha mantenuto in maniera notevole l’originario assetto urbanistico di agglomerato urbano nato su una via di transito e adattato alla situazione orografica. Anche l’architettura civile conserva alcuni pregevoli e peculiari elementi, come i loggiati ad arcate all’ultimo piano degli edifici ed il "vignale", piccola scalinata esterna con pianerottolo coperto. Il nostro itinerario di visita parte da Piazza San Rocco, dove si giunge dalla S.S.n017, sia provenendo da Roccaraso che da Sulmona. La piazza, completamente modificata nel corso del XX secolo, si presenta molto ampia, con l’edificio comunale (già caserma e scuola) sulla sinistra, la fontana a destra (ricostruita nei primi decenni del secolo) che ha sostituito il fontanile e l’antica fontana cinquecentesca ora scomparsa. Poco distante la chiesa di San Rocco, edificata dalla popolazione scampata alla peste del 1656 e dedicata appunto al santo protettore contro la peste e le epidemie in genere (le chiese dedicate a 5. Rocco venivano infatti costruite fuori o ai margini del centro abitato). In realtà la chiesa venne finita ed aperta al culto più di un secolo dopo, nel 1783 ad opera della Confraternita del SS. Rosario al quale apparteneva. L’edificio, molto semplice, ha una facciata a coronamento orizzontale, decorata da un fregio a metope e triglifi e da un angelo sopra il portale rettangolare, affiancato da due finestrelle quadrate in pietra, tipiche delle chiese campestri. Un’iscrizione sopra il portale ricorda la dedica e l’anno di costruzione. L’interno, a pianta rettangolare è privo di arredi sacri e conserva solo l’altare. Tornando di poco indietro sulla Statale prendiamo Via S. Antonio, una delle più conservate del paese: percorrendo la stradina incontriamo vari esempi di case antiche, in parte ristrutturate, che conservano assai bene la tipologia originaria. In particolare sulla destra spicca una casa con vignale e resti di massicci mensoloni in pietra. Sul lato opposto da notare sulla parete esterna di una casa un affresco di carattere sacro: si vedono raffigurati il papa con un santo sotto il simbolo bernardiniano (trigramma di Cristo entro il sole); nella parte inferiore spicca, ben conservata, l’iscrizione di dedica dei dipinti e la data 1649. A destra un altro affresco con figure sacre e in un ovale sottostante due figure più piccole, forse i donatori, Francesco Severo e la moglie. Proseguendo in salita la via, alla biforcazione tra Via Roma e Via del Sacco, notiamo una grossa finestra rettangolare in pietra con un’iscrizione riutilizzata:

A SUPERIS PAX EI VIRTUS

Giriamo su Via del Sacco: all’imbocco con la via principale del paese, Via Conte di Torino, un altro esempio di casa con vignale e architrave in pietra. Tutta Via del Sacco è caratterizzata da bei portali e finestre di età tardo rinascimentale, ma l’esempio più conservato è il primo edificio che si incontra salendo da Via 5. Antonio: si tratta di due case accorpate, la prima ha un bel portale arricchito da uno stemma con leone rampante e stella sulla chiave di volta, con un balconcino soprastante decorato da lesene e capitelli riccamente intagliati a motivi vegetali. Alla casa più antica si accede da una scala in pietra; attraverso un portale rettangolare si giunge ad un pianerottolo dal quale è possibile scorgere, all’interno di un piccolo cortile sottostante, un arcone in pietra ed altre aperture antiche, probabilmente gli ingressi originari dell’edificio. Salendo un’altra piccola scala giungiamo ad un portichetto con pilastrini ed archi a mattoni, ricoperti di stucco, purtroppo assai deteriorato. E’ questo il miglior esempio di questo caratteristico motivo architettonico rinascimentale conservato nel paese. Tutto l’edificio mostra caratteristiche tipologiche differenti, dovute alle modifiche ed alle aggiunte attuate nel corso dci secoli. Ciò è facilmente riscontrabile uscendo dalla casa e percorrendone il retro, su Via Roma. Di qui è ancora ben visibile il portichetto, mentre proseguendo troviamo alcune belle finestre rettangolari con cornici classiche, su una delle quali, con una certa attenzione, è possibile scorgere un’ iscrizione e la data 1610. Ci troviamo quindi su Via Roma, anch’essa con notevoli esempi di portali e finestre antiche, tra le quali una finestrella in pietra decorata da una forbice a rilievo e con la data 1577. Proseguendo su Via Roma, dopo un bell’edificio in stile liberty dei primi decenni del secolo, giungiamo di fronte ad un arcone a tutto sesto in pietra che ci immette in un ampio cortile, chiamato in paese "il cortile di Arturo". Si tratta della corte interna di un palazzo gentilizio, visibile soprattutto da Via Conte di Torino. Questo lato dell’edificio èarricchito da un portale lavorato e rialzato da un’apertura rettangolare, affiancato da una finestra con un balconcino in ferro battuto di tipo secentesco. Sulla sinistra un portalino rettangolare del XVI secolo attesta la prima fase architettonica dell’edificio. Al piano superiore si vede una delle arcate richiuse di un grande loggiato in pietra. Usciti dal cortile, salendo una breve rampa, proseguiamo la nostra visita percorrendo Via Teodoro Leone; la strada ci porta al c o s i d d e t t o "Castelluccio" nome popolare di un piccolo quartiere che ha mantenuto perfettamente l’antico assetto urbanistico. Il toponimo e la morfologia degli edifici, caratterizzati da piccole aperture rettangolari a schiera e, sul lato opposto, da possenti contrafforti, fanno pensare alla tipica struttura del borgo fortificato; ci troviamo infatti nella zona sottostante la collina del castello e quindi si può pensare ad un piccolo nucleo del paese nato con esigenze difensive. Tutto il corpo degli edifici, che prospettano in parte su Via Teodoro Leone e in parte sulla strada di fronte alla chiesa di S. Maria Maggiore, presentano murature e caratteri molto antichi, forse in parte coevi al castello (XII-XIII secolo). La struttura, in particolare sui muri con i contrafforti, è stata arricchita e modificata nel corso dei secoli con nuove aperture e nuove funzionalità. Da notare le belle finestre con cornici classiche e il piccolo avancorpo di fronte alla chiesa che conserva un bell’esempio di vignale e finestrelle in pietra molto antiche. Di fronte alla chiesa principale del paese, in un piccolo slargo ribassato, ancora notevoli esempi di architettura civile, con portali e finestre di fattura assai accurata. L’attuale chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore èstata ricostruita in seguito ad un incendio che distrusse quasi completamente l’edificio, nella notte di Natale del 1943. Le iscrizioni sui portali dei locali sotterranei, appartenenti alla prima fase dell’edificio, risalgono al XVI secolo, ma dalle visite pastorali sappiamo che la chiesa esisteva già nel XIV secolo. Si narra che la chiesa fu edificata per le donazioni di due pie donne, giunte a Rocca Valle Oscura intorno al 1300, rifiutate dai paesi vicini. Queste avrebbero appunto donato i loro beni per costruire una chiesa nel piccolo paese, ponendo l’obbligo di suonare le campane "a gloria" ogni giovedì notte per ricordare l’istituzione dell’Eucaristia. Questa pratica venne rispettata fino al 1943. La chiesa originaria doveva essere negli attuali sotterranei; in seguito, nei primi decenni del XVII secolo, venne edificato un nuovo edificio sopraelevando gli stessi ambienti, che evidentemente erano in cattive condizioni e resi poco stabili dai terremoti e dall’umidità. Nella costruzione e nell’arredo del nuovo edificio fu seguito il gusto dell’epoca: le pareti della chiesa e delle cappelle furono arricchite da stucchi e pregevoli dipinti; il soffitto era a cassettoni lignei decorati in oro zecchino, come gran parte degli altari. L’incendio del 1943, forse doloso, risparmiò solo alcune strutture (le arcate laterali e alcune colonne) e pochissimi arredi, tra i quali alcune preziose tele del ‘500 e del ‘600. La chiesa attuale, edificata negli anni ‘50, è nelle sue proporzioni e nelle decorazioni assai dignitosa, la facciata è a coronamento orizzontale, in pietra con portale rettangolare e timpano, decorazioni floreali sui lati e nella vetrata del rosone. Il campanile conserva ancora l’assetto originario, nonostante i restauri ed alcune modifiche. L’interno mantiene l’originaria pianta a tre navate, quella centrale rialzata rispetto alle laterali. Scendendo sotto la chiesa si accede a cinque locali sotterranei: gli architravi decorati e con iscrizioni si riferiscono alla chiesa originaria, poi occupata dalla chiesa del Purgatorio nel XVIII secolo e utilizzata per seppellire i morti. I locali sono attualmente utilizzati come deposito per le opere d’arte provenienti dalle chiese del paese e per oggetti d’arredo sacro, che costituiscono il nucleo di un piccolo museo diocesano. L’ultimo locale, al quale si accede attraverso un bell’arco con iscrizione cinquecentesca, mantiene ancora la struttura di una cappella: qui si stabilì nel 1548 la Confraternita del Corpo di Cristo (chiamata in seguito del SS. Sacramento). La cappella è in parte affrescata: al centro Cristo benedicente e nei pannelli i quattro Evangelisti; sulla sinistra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme; sulla destra l’Ultima Cena; sulla parete d’ingresso una Lavanda dei piedi. Nella cappella si conservano alcune lapidi e vari frammenti in pietra lavorata; da notare una piccola "finestrella eucaristica" con iscrizione del 1563, salvata dalle fiamme della chiesa soprastante. Uscendo dalla chiesa saliamo lungo Via Fra’ Tommaso (intitolata ad un religioso nativo del paese che fu generale dei PP. Celestini nel 1373), per ammirare ancora degli aspetti del paese quasi intoccati. Il primo edificio della strada, recentemente ristrutturato, è conosciuto come la "casa-torre", per la sua imponente mole verticale. Qui il Comune ha posto la sede del costituendo Museo storico-ambientale, che ospiterà testimonianze della storia, della cultura e dell’ambiente naturale di Rocca Pia. Salendo ancora, dopo un belì’ edificio nella cui muratura si riconosce una bifora richiusa con il capitello decorato sulla colonnina, si arriva al cosiddetto "belvedere" di Rocca Pia: da qui è possibile ammirare il paese nel suo antico disegno urbano, sovrastato dal bosco e dalla montagna. Ritornando per breve tratto sui nostri passi prendiamo la Via del Castello: anche qui ci inoltriamo tra antiche case che presentano un’ insolita caratteristica, in molti casi ben visibile: molti edifici poggiano le loro strutture direttamente sulla roccia del monte, che spesso affiora anche nei fondaci. Tutta la Via del Castello consente una piacevole passeggiata arricchita dal panorama sottostante. Salendo alcuni gradini si accede al sentiero che porta ai resti del Castello. Costruito in pietra nella seconda metà del XII secolo, l’edificio conserva resti di un torrione di avvistamento a base quadrata e a piramide tronca, posto nel punto più alto del colle e in collegamento visivo con il castello di Roccacasale, nella Valle Peligna. A nord rimangono scarsi resti di stanze, alloggi degli antichi militari. Un muro, in parte ancora visibile, collega tali strutture con una torre di difesa tronco-conica, posta a sudovest. Il lato orientale non fu edificato perché naturalmente difeso dalla ripida scarpata. Attualmente il Castello non é visitabile a causa del rimboschimento, ma ne sono comunque ben visibili le strutture più importanti, anche dal paese sottostante. Scendiamo da Via del Castello e saliamo per breve tratto lunga la strada principale, uscendo un poco dal centro abitato. Qui è la chiesetta di S. Maria delle Grazie: la chiesa fu edificata sulla Via Napoleonica nel XVI secolo, ma le sue decorazioni attuali risalgono al XVII-X VIII secolo. Viene ricordata in alcuni documenti anche come S.Maria Innante e come S. Barbara.
L’altare in pietra era sormontato da una bella tela rappresentante la Madonna di Costantinopoli, recentemente restaurata. Nella chiesa erano conservate due statue lignee rappresentanti la Vergine del latte e S. Vincenzo Ferreri, ora nella parrocchiale del paese. La facciata ha un semplice portale rettangolare affiancato da due finestrelle e sormontato da una graziosa finestrella ovale, che ritorna anche sul lato destro della chiesa; in fondo, sul tetto, un piccolo campanile ad archetto. L’interno, a pianta quadrangolare, è arricchito da un bell’altare in pietra coronato da un timpano spezzato; il lato sinistro è stato modificato da una nicchia settecentesca. Ritornando al paese lungo la strada principale giungiamo al quartiere di San Gaetano. Una piccola aiuola pubblica ospita un enorme masso crollato sul paese dal monte del castello in seguito al terremoto del 1984. Prendendo Via Conte di Torino incontriamo il maestoso Palazzo Severo, gravemente danneggiato dallo scoppio di un deposito di mine nell’ultima guerra. L’edificio risulta diviso a metà, mancando la parte centrale, dove si trovava anche un edificio sacro, la piccola chiesa privata di San Gaetano, che dà il nome alla zona. Il palazzo risale al XVII secolo e conserva sui lati settentrionale e meridionale notevoli portali, finestre, balconi in ferro battuto e un cornicione lavorato. Sul lato est, all’ultimo piano, si riconoscono gli archi, in parte murati, di un grande loggiato poggiante su colonnine. Di fronte a Palazzo Severo, indicata anche da una tabella turistica, ecco Casa Ciotti, edificio privato del XVI secolo con uno splendido portale rettangolare bugnato, unico esempio del genere nel paese. Sulla Piazza del Municipio il Monumento ai Caduti, opera del 1984 dell’artista Giuseppe Calonaci. Saliamo a sinistra per Via dei Colli, passando accanto al vecchio Municipio, con bei portali ad arco e finestre rettangolari in pietra. Percorrendo la stradina, che si snoda tra vicoletti, passiamo tra palazzi e case di ogni epoca, tutti a ridosso del bosco. Giungiamo infine a Palazzo Fidei, dimora gentilizia del XVI secolo che conserva intatta la muratura in pietra, i portali e le finestre originarie. L’edificio è stato recentemente ristrutturato dal Comune e verrà adibito a struttura turistica ricettiva. All’interno il restauro ha lasciato in vista le belle decorazioni in pietra e i pianerottoli in acciottolato antico. In alcune sale si conservano gli antichi camini in pietra; in particolare nella sala d’entrata uno splendido camino del XVII secolo con un’iscrizione incisa nella mensola:

FRIGORA FLAMA FUGAT FIDEI VIS SUSTINET ORBEM

SCRIBEBAI FIDEI ANO MDCXIX

Uscendo dal palazzo, sul retro, arriviamo proprio sotto ad una torre medievale a base quadrata, denominata in paese "Torre dell’orologio" per l’aggiunta in epoca posteriore di un orologio sul lato est. Dalla torre era possibile controllare il valico del Piano e quindi l’ingresso al paese di eventuali nemici. Riscendiamo verso la via principale e ci troviamo in Piazza San Giuseppe, intitolata al patrono del paese. Narra una tradizione che nel XV secolo, marciando gli abitanti di Pettorano contro Rocca Pia per vendicare una certa ingiustizia, apparve loro 5. Giuseppe a difesa del paese ed arrestò il loro attacco. Forse in seguito a questa ed altre tradizioni il paese assunse tale patronato, pur non essendo mai attestata, nel corso dei secoli, una chiesa dedicata al santo. Dalla piazza scendiamo di nuovo su Via Conte di Tonno: sulla sinistra l’Ufficio turistico, che riutilizza gli ambienti delle ex-scuderie dell’imponente Palazzo De Meis, del XVIII secolo. I De Meis, che possedevano vasti terreni in tutto l’Abruzzo e fino alle Puglie, si crearono un ricco patrimonio anche in Rocca Pia, divenendo in breve i veri signori del paese, soprattutto dopo il declino delle proprietà feudali. L’edificio conserva la facciata originale, con un bel portale settecentesco sormontato da un balconcino con finestra rettangolare in pietra decorata da uno stemma. Da notare anche il grande portale laterale su cui spiccano la chiave di volta a foglia d’acanto e una decorazione a conchiglia. Di fronte un altro edificio storico ben conservato, appartenuto anch’esso alla famiglia De Meis. Una lapide ricorda il poeta Vincenzo De Meis, che non appartenne però alla famiglia gentilizia. Sopra a questi edifici si riconosce un bel loggiato a cinque arcate, murate ma ben conservate anche nei pilastri e nei capitelli. Il loggiato appartiene al palazzo gentilizio il cui cortile è raggiungibile da Via Roma, all’inizio della nostra passeggiata. Le modifiche del tessuto urbano sviluppatosi nel corso dei secoli hanno frazionato l’originaria unità dell’edificio, che conserva comunque aspetti architettonici assai peculiari. Si scende di nuovo verso Piazza San Rocco, tornando così all’inizio del nostro itinerario. Qui è possibile riposarsi nella quiete della Villa Comunale; dalla piazza si possono iniziare vari percorsi escursioni stici nelle vicinanze di Rocca Pia oppure, dopo un breve tragitto in macchina, visitare altri siti del territorio, ricchi di bellezze storico-artistiche e di straordinarie valenze ambientali.

IL PIANO DELLE CINQUEMGLIA

Lungo circa 9 Km, circondato da rilievi montuosi, pascoli e boschi, il più importante degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo deve la sua fama, oltre che alla sua indubbia bellezza, anche alle vicende storiche che lo videro come teatro. Utilizzato fin dai tempi più antichi come passaggio naturale appenninico, sia come via di transito tra il centro e il meridione sia per la mena delle pecore, l’altipiano cominciò ad essere tristemente noto fin dall’epoca rinascimentale per le disgrazie che qui avvenivano, causate soprattutto dal rigidissimo clima invernale e dalla mancanza di ricoveri. Carlo V nel XVI secolo fece costruire cinque torrioni che potessero servire da rifugio per i viandanti e per i soldati. Ma già nel secolo seguente questi vennero utilizzati soprattutto dai lupi e dai briganti, che tendevano agguati ai viaggiatori. Dei torrioni non rimangono tracce, mentre pochi ruderi sono ancora visibili nei luoghi dove sorgevano, nel Medioevo, i tre villaggi di Casale San Nicola (presso il toponimo "Taverna Rotta"), Casalguidoni (ai piedi della Madonna del Casale) e Roccaduno (presso la cosiddetta "Cona di 5. Antonio"). Attualmente il Piano delle Cinquemiglia è un luogo incantevole sia in inverno che in estate, meta di turisti alla ricerca di una natura davvero incontaminata.

MADONNA DEL CASALE 

Denominata popolarmente Madonna del Casale si trova a circa 1300 m., sul Piano di Cinquemiglia. Viene ricordata anche come Madonna del Carmine o Madonna della Vittoria. Secondo Giuseppe Liberatore, che alla fine del XVIII secolo scrisse un trattato sull’ altipiano, la chiesa fu fatta erigere da Carlo d’Angiò (dopo la vittoria su Corradino di Svevia) nel villaggio denominato il Casale, cioè lo storico Casalguidoni, uno dei tre paesi che in epoca medievale sorgevano sull’ altipiano. Viene ricordata per la prima volta all’inizio del XIV secolo. Oltre ai titoli citati dobbiamo ricordare anche quello di Madonna della Visitazione, tema confermato dagli affreschi interni e dal giorno della festa, che una volta si svolgeva il 2 luglio, giorno della Visitazione di 5. Elisabetta a Maria. L’attuale facciata, posta sul lato meridionale, mostra un bellissimo portale di tipo tardo-gotico: l’architrave rettilineo, sul quale spicca l’Agnus Dei, è sormontato da un arco a sesto acuto e da un coronamento a cuspide, tagliata forse per un abbassamento di tutta la struttura. Un cordone ad elica decora i lati del portale e dell’arco soprastante. Sempre sui lati della porta, verso l’esterno, due pilastrini a sezione ottagonale sormontati da cuspidi a due ordini arricchiscono ulteriormente questo bell’esempio di gotico di scuola sulmonese. Assai scarse sono le tracce di decorazione pittorica nella lunetta e nella cuspide sopra il portale. Sulla facciata si aprono anche alcune piccole monofore trilobate. Molto particolare la presenza di una massiccia torre a pianta quadrata di fianco al portale. Forse si può spiegare per la posizione della chiesa e per la presenza del paese sottostante. Una torre in tale situazione poteva essere utile sia per 1’ avvistamento (dalla sua cima si abbraccia con lo sguardo tutto l’altipiano) che per difesa. E’ comunque certo che non fu mai utilizzata come campanile. Sulla torre spicca uno stemma nobiliare con un ponte ad arcate, il pastorale e i gigli angioini; dalla tipologia si può riferire alla famiglia Da Ponte, feudatari di Pettorano nella seconda metà del XIII secolo. L’interno risulta assai modificato dalla chiusura di un arcone e dall’utilizzo della prima campata a ovest come abitazione. Tale modifica restringe molto l’originaria pianta a navata unica molto allungata. Attualmente lo spazio interno è diviso da quattro arconi trasversali a tutto sesto, sotto uno dei quali sono visibili delle decorazioni floreali a rilievo. L’abside semicircolare sul presbiterio rialzato è interamente decorata ad affresco; dall’ esterno è visibile al centro della stessa una piccola monofora che venne richiusa nel corso del XVI secolo per decorarne l’interno. Sulla sinistra spicca una statua in terracotta della Madonna, copia dell’originale quattrocentesco conservato nella parrocchiale del paese. Dietro alla statua, sul pilastro dell’arcone, è visibile un’iscrizione mutila tardo-medievale, da riferire probabilmente ad un donatore. Sul pilastro destro da notare un bello stemma a rilievo dove spiccano tre torri, forse simbolo dei tre paesi del Piano. Gli affreschi, databili alla prima metà del XVI secolo, rappresentano scene della vita di Cristo e della Madonna. Da notare, sotto l’Angelo sulla parete frontale di sinistra un’iscrizione, purtroppo incompleta. Sotto i riquadri affrescati sono ancora visibili le didascalie originarie. Proseguendo oltre la Chiesa si giunge alle Fonti del Casale, antiche sorgenti naturali presso le quali è stata organizzata un’area attrezzata per i pic-nic.